E330

Tutti sappiamo che per star bene è necessario mangiare cibo sano. Ma cosa si intende per cibo sano?

Ecco, qui ognuno di noi ha un’idea diversa, a seconda dello stile alimentare preferito: per un vegano solo i vegetali sono sani, per un crudista solo quelli crudi, per un carnivoro solo la carne, ecc. ecc.

Ma forse possiamo trovare un punto in comune. Cibo sano è il cibo che ha subito una trasformazione minima, il più possibile simile alla sua forma naturale, fatto con ingredienti freschi, esente da additivi artificiali.

Se prendiamo questa, come definizione di cibo sano, forse possiamo essere tutti d’accordo.

La domanda successiva è: nel nostro quotidiano, mangiamo cibo sano? Sono sicura che la maggior parte di noi cerca di farlo, ognuno come può: acquistando solo da fornitori di fiducia, o preferendo una marca piuttosto che un’altra, oppure leggendo con pazienza tutte le etichette, o addirittura limitando al massimo qualsiasi cibo che abbia un'etichetta.

Il problema è che a volte pensiamo che certi ingredienti siano naturali ma non lo sono affatto.

Prendiamo ad esempio l’acido citrico. Sappiamo che è usato come additivo in tantissimi prodotti, dai latticini alle caramelle, dal gelato alle conserve di pomodoro. A volte lo troviamo in etichetta con la sigla E330. Acido Citrico. E pensiamo al limone, da cui supponiamo sia estratto. 

Cosa c’è di più naturale del succo di limone?

Foto di Francesca Hotchin su Unsplash


Il problema è che non viene estratto dal succo di limone. Una volta lo era, e si trattava di una pratica complessa, realizzata attraverso l’uso di una soluzione di ammoniaca, cloruro di calcio e acido solforico. Oggi l’acido citrico si produce invece attraverso fermentazioni su scala industriale di muffe (come l'Aspergillus niger) o lieviti, estraendolo dalla cellula e purificandolo.

Sarà pure purificato, non lo metto in dubbio, e la provenienza è naturale (!), non posso negarlo, ma...

E non è neanche qualcosa di estraneo, dato che l’acido citrico è presente nel nostro organismo: è un prodotto intermedio nel processo biochimico detto ciclo di Krebs, che avviene per produrre energia a partire dal cibo. L’acido citrico è presente in tracce, in piccole quantità all’interno delle nostre cellule, fondamentale per le funzioni cellulari, ma è prodotto dal nostro stesso organismo in un equilibrio perfetto. Non abbiamo affatto la necessità di sconvolgere tale equilibrio addizionando ogni cibo che ingeriamo con acido citrico prodotto in laboratorio da una muffa tossica che preghiamo sia stata perfettamente purificata… 

Ma poi: è davvero necessario, l'acido citrico? O meglio, possiamo evitare questo additivo? La risposta è no alla prima e sì alla seconda domanda. Evitare di comprare acido citrico è difficile ma possibile: recentemente ho comprato una lattina di polpa di pomodoro scegliendola tra 2 marche. Quella che costava meno conteneva acido citrico, l’altra no. 

E la cosa buffa è che se invece vuoi comprarlo per usarlo come anticalcare o ammorbidente in lavatrice è più difficile da trovare!

Comunque, a dare ascolto all’industria alimentare, l'impiego di questo conservante sui pomodori sarebbe positivo perché rallenta il deperimento del prodotto e favorisce l'assorbimento di sostanze nutritive come calcio e ferro. Praticamente, un dono del cielo.

L'acido citrico di per sè non fa male. Ma quando lo metti ovunque e lo sommi a decine di altri additivi che ingoiamo quotidianamente, un dubbio è lecito. La mia scelta di evitarlo è dettata dalla cautela. Non conosco la qualità di quell’acido citrico e non so neanche quanto ne sia stato messo in quella lattina di pomodoro: metterne troppo può cambiare anche il sapore del pomodoro, quindi non solo poco sano e naturale, ma pure non buono.

Ma se esistono delle lattine e bottiglie di polpa di pomodoro che non contengono acido citrico significa che se ne può fare a meno, giusto? E allora perché usarlo? Mi viene da pensare che la qualità della materia prima sia scarsa (ci vuole un "correttore di acidità", come si legge spesso in etichetta). Oppure che lo scopo sia conservare il prodotto sullo scaffale il più a lungo possibile, e non doverlo buttare dopo poco tempo se invenduto. 

Quindi è solo una questione economica: ingredienti scarsi, lunga vita sugli scaffali, maggiori introiti per l’industria alimentare. E noi ci mangiamo un po' di additivi, tanto male non fanno e neanche ce ne accorgiamo. 

Per ora.


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