giovedì 19 settembre 2019

Una questione di stile... gallinaceo.

Se hai un amico che ha l'hobby delle galline ovaiole, non puoi non chiedergli di vendertele.
Se poi lui ti chiede di portargli il contenitore, altrimenti non sa come portartele, tu rimedi uno di quelli delle uova che compri.
Ma se per caso tu sei una knitter con un inclinazione uncinettara, non c'è scampo: devi fare una borsina!


Se qualche svitato come me vuole realizzarla, ecco le istruzioni:

- uncinetto n.8
- 25/30g circa di filato medio-grosso, eventualmente unisci più fili.

Avvia una catenella di 16 maglie e lavora a maglia bassa un giro completo intorno alla catenella, con 1 maglia in più ad ogni fine riga: totale 34 maglie.

Inizia il primo giro a rete: una maglia volante per la maglia iniziale, 2 maglie volanti, salta 2 maglie di base e fai una maglia bassa sulla terza, quindi ripeti la sequenza fino al termine del giro, quando l’ultima maglia bassa dovrà necessariamente essere agganciata sotto il primo archetto prodotto.

Procedi in circolo fino ad ottenere 14 righe a rete, quindi termina con un giro a maglia bassa.
Senza spezzare il filo, fai una catenella di 16 maglie e fissala al lato opposto del bordo (questo sarà il manico), e rinforzalo con una riga di maglia bassa.
Taglia, nascondi le codine, et voilà!

mercoledì 18 settembre 2019

La mia torta caprese

Ogni scusa è buona per una torta al cioccolato!
Se poi è una torta Caprese, la golosità è ai massimi livelli.
Perché non tutte le torte al cioccolato sono uguali.
Come dire che la Sacher e la Caprese sono la stessa cosa perché sempre di torta al cioccolato si tratta... no di certo!
Personalmente trovo la Sacher dolcissima, con quella insulsa marmellata di albicocche all'interno e la glassa esterna di cioccolato dolce.
Niente a che vedere con il sapore particolarissimo della Caprese, che ha la farina di mandorle al posto della farina normale, e che non ha alcuna stucchevole farcitura, al massimo un po' di zucchero a velo all'esterno. L'unica criticità della Caprese è che bisogna fare molta attenzione alla cottura, per non far sì che risulti troppo secca, o troppo cruda.
Naturalmente ci sono tante versioni di questo dolce campano, che la leggenda narra essere stato inventato per sbaglio da un pasticcere caprese distratto e innervosito dai clienti che gli avevano ordinato una torta al cioccolato: dei gangster americani! In pratica dimenticò di mettere la farina.
Gli ingredienti sono comunque sempre il cioccolato fondente, la farina di mandorle, le uova, il burro e lo zucchero.
Poi qualcuno ci mette un po' di liquore, qualcuno il lievito istantaneo... per non parlare delle proporzioni che cambiano a seconda di chi scrive.
I guru dicono che la pasticceria è matematica, tutto dev'essere preciso, non si deve sgarrare dalla ricetta perfetta... sicuramente questo ti assicura dai fallimenti, però io mi diverto a cambiare a seconda degli ingredienti che trovo..
Oggi la mia Caprese è questa:
150 gr di cioccolato fondente (ho usato il Novibloc fondente al 50%, sciolto a bagnomaria)
200 gr di mandorle pelate (che ho macinato al momento)
un cucchiaino di lievito istantaneo
60 gr di olio di cocco (al posto del classico etto di burro che non ho)
150 gr di sciroppo d'acero - a casa non ho neanche lo zucchero :-)
4 rossi d'uovo
4 albumi montati a neve ed aggiunti al composto già amalgamato
Il tutto versato in una tortiera rettangolare 17x22 circa, foderata di carta forno bagnata e strizzata.
In forno statico a 180° per circa 45 minuti (in foto si vedono i buchi delle prove fatte col coltello per verificare che l'impasto fosse asciutto).

Buon appetito!

giovedì 12 settembre 2019

Boscoso, un berrettino.

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Nel calendario giapponese l'autunno inizia il 7 agosto. Un filino anticipato... però in un certo senso anche da noi la nuova stagione è già qui, visto che l'autunno meteorologico inizia a Settembre. Che importa se il 12 settembre a mezzogiorno ci sono 29 gradi? La notte è decisamente più fredda e la probabilità di pioggia è aumentata.
No, non significa che è già tempo di coprirsi! Però vien voglia di pensare a quando l'autunno volgerà al frizzante, e a cosa possiamo lavorare in attesa di quel momento.
I colori di questo berrettino sono perfetti per dare il benvenuto all'autunno.
L'idea di usare quattro colori e di alternarli in modo apparentemente casuale nasce pensando al bosco...

Photo by Lukasz Szmigiel on Unsplash
Nello specifico sono il Dark Apple (1), il Grasshopper (2), l'Army (3) ed il Nutmeg (4). Il filato è il Coast della Host Garn, un blend davvero morbido di lana e cotone.
Questo filo è però molto sottile, perfetto per uno scialle ma poco adatto ad un cappello; quindi ho deciso di usarlo doppio.
In alternativa è possibile utilizzare un filato più spesso, di peso sport.
La costruzione è semplice: si ripetono 2 dritti ed 1 rovescio per circa 25 cm, per poi fare una particolare chiusura che evita l'eventuale ricorso al gioco di ferri per fare la sommità del cappello. Non è una mia invenzione: è ispirata al berrettino Enve di Woolly Warmhead (la geometria è la stessa, ma la chiusura lì è a punto maglia).
Buon divertimento!


Filato: Holst Garn Coast in 4 colori, per un totale di circa 50 grammi, da usare doppio.
Ferri: quelli che preferisci per la lavorazione circolare, io ho lavorato con un ferro circolare da 40cm,. La misura è 3,5 mm o quella necessaria al campione.
Campione: 27m in 10cm, in pattern, non bloccato.
Taglia: misura unica, adulto.
Pattern: ripeti 2 diritti e 1 rovescio per tutto il giro.

Avvia 120 maglie con il colore (1).
*
 4 giri colore (1), 2 giri colore (2), 2 giri colore (3)
 4 giri colore (4), 2 giri colore (1), 2 giri colore (2)
 4 giri colore (3), 2 giri colore (4), 2 giri colore (1)
 4 giri colore (2), 2 giri colore (3), 2 giri colore (4)
e ricomincia da *.

Quando arrivi a circa 25cm di altezza (o più se lo desideri), lavora 30 maglie come di consueto ma con l'ultimo colore che hai usato. Questo 1/4 di giro lavorato si rende necessario per posizionare i cambi di colore sul retro. I quattro fili che vengono riportati, infatti, possono ispessire o rendere disomogeneo il lavoro: niente di male, lo mettiamo dietro!
Poi rivolta il lavoro in modo da lavorare dall'interno,appiattisci e distribuisci le maglie sui due ferri; chiudi le maglie con il metodo dei 3 ferri (avrai bisogno di un terzo ferro).


Qui ho messo un video di Valentina Cosciani che spiega il metodo, se non lo conosci.
Prima di tagliare il filo avvicina i vertici e fai un punto per tenerli uniti. Poi rivolta il cappello e indossalo per mimetizzarti nel bosco!!!




English Version
In the Japanese calendar, autumn begins on 7 August. A bit of anticipation ... but in a way, even in Italy autumn is already here, as the meteorological season begins in September. What does it matter if there are 29 C degrees on 12 September at noon? Nights are cold and the probability of rain increased.
No, it doesn't mean it's already time to cover up! Nevertheless we now want to think about when autumn will turn to chill, and what we can work on while waiting for that moment.
The colors of this hat are perfect to welcome autumn.
The idea of ​​using four colors and alternating them in an apparently casual way was born thinking about the forest ...

Photo by Lukasz Szmigiel on Unsplash
Specifically, they are Dark Apple (1), Grasshopper (2), Army (3) and Nutmeg (4).
The yarn is  Coast by Host Garn, a really soft blend of wool and cotton.
However, this yarn is very thin, perfect for a shawl but not very suitable for a hat; so I decided to use it double.
Alternatively you can use a thicker, sports-weight yarn.
The construction is simple: knit 2 and purl 1 across all rounds, up to 25 cm high, whereupon make a spcial closure inspired by Woolly Warmhead's Enve hat (the geometry is the same, but there she uses kitchener stitch to bind off).
Have fun!


Yarn: Holst Garn Coast in 4 colors, for a total of approx. 50gr. (double thread)
Needles: those which you prefer for circular knitting, I used a 40cm circular needle. Size is 3.5 mm or what fits the gauge.
Gauge: 27 sts in 10cm/4", in pattern, not blocked.
Size: one size, adult.
Pattern: repeat k2 , p1
Cast on 120 sts with col. (1).
*
 4 rounds col. (1),  2 rounds col. (2), 2 rounds col. (3)
 4 rounds col. (4),  2 rounds col. (1), 2 rounds col. (2)
 4 rounds col. (3),  2 rounds col. (4), 2 rounds col. (1)
 4 rounds col. (2),  2 rounds col. (3), 2 rounds col. (4)
repeat from *.

Go on knitting until 25cm height (10") or more.
Work 30 stitches in pattern, using the last round color. This 1/4 round is needed to position the color changes on the back. The four yarns could thicken or make the knitwork uneven: never mind, we put it on the back side!

Then turn the work inside out, flatten and bind off with the 3 needles method  (you will need a third needle).
Here there's a video by KnitFreedom explaining the method, if you don't know it.


Before cutting the thread, join each corner and make a stitch to keep them together.
Then turn the hat inside out and wear it to camouflage you in the woods !!!




sabato 7 settembre 2019

Sono su Patreon!

A marzo ho cominciato, per gioco, la mia avventura con il podcast audio, Parole a maglia.

Pubblico un episodio a settimana e gli argomenti, sempre vari, sono tutti caratterizzati da ciò che il mondo della maglia può offrire in termini di solidarietà e gioia e conoscenza.

Ho trovato un pubblico entusiasta e questo mi spinge a continuare con sempre maggiore impegno.

Se vuoi sostenermi in questa avventura, da oggi puoi farlo in un modo molto semplice: clicca sul bottone rosso in alto a destra!
Si aprirà una pagina, la mia pagina sulla piattaforma Patreon. Lì potrai scegliere se aiutarmi con un supporto costante (tier) o con una singola donazione a tua discrezione (tasto "make a custom pledge").
In cambio:un episodio extra in esclusiva (uno al mese per il tier).
Grazie!



mercoledì 4 settembre 2019

Lemon curd al miele


Ho trovato dei bellissimi limoni sorrentini, non trattati. E profumatissimi. Era impossibile far finta di nulla, dovevo inventarmi qualcosa...


Ho pensato alla lemon curd. Ma ad una lemon curd paleo, ovvero senza zuccheri raffinati, oltre che senza derivati del latte.

La lemon curd (letteralmente "cagliata di limone") è una crema all'uovo che può essere messa su una crostata, o può essere mangiata al cucchiaio con una macedonia di frutta, o ancora spalmata su qualsiasi cosa.
Ovviamente la lemon curd rientra nella categoria dei "treats", uno sfizio da riservare a momenti particolari, ad esempio la domenica mattina per una colazione festiva.

E' infatti una bomba nutritiva di proteine, grassi e zuccheri!
Ma quel contrasto con l'acidulo del limone e la consistenza della crema all'uovo è irresistibile!!!

Sappiamo che alla fine dell'Ottocento in Inghilterra, la lemon curd fatta in casa era tradizionalmente servita con pane o scones all'ora pomeridiana del tè, in alternativa alla marmellata e come ripieno per torte, pasticcini e crostate.

Ho riadattato la ricetta della lemon curd della BBC (in fondo è una ricetta inglese!!!), che trovate QUI.


Gli ingredienti che ho usato sono:
4 limoni (da cui ricavare la buccia grattugiata ed il succo)
250g di miele (al posto dei 200g di zucchero della ricetta originale)
100g di olio vergine di cocco (al posto del burro)
4 uova (3 intere e 1 rosso)
In più ho messo una presa di sale.
-
Il procedimento è semplicissimo: sbatti tutti gli ingredienti insieme, metti il contenitore in una pentola con l'acqua per cuocere a bagnomaria, e sempre mescolando, dopo una quindicina di minuti il composto si addensa (controlla il dorso del cucchiaio, dovrebbe rimanere un velo quando lo sollevi).
A quel punto si passa attraverso il colino per togliere bucce e grumi, e si riempiono i vasetti.
Se vuoi conservarli a lungo i vasi vanno sterilizzati, altrimenti tienili in frigo ben chiusi (dovrebbero conservarsi per una decina di giorni).

Io la mangerò domenica a colazione, spalmata su un cracker di farina di mandorle. Un altro buon motivo per non veder l'ora che arrivi il fine settimana!!!

giovedì 29 agosto 2019

Paella in onore della Vuelta a Espana!

Da qualche anno a questa parte mi sono appassionata al ciclismo, che seguo in tv. Dei tre eventi ciclistici più importanti, Giro d'Italia, Tour de France e Vuelta a Espana, non avevo mai seguito quest'ultimo. Ho dovuto abbonarmi a Eurosport per poterlo seguire, dato che la Rai non lo trasmette.


Questa è dunque (non ridete) la mia prima Vuelta. Festeggerò con la paella.

La paella, in particolar modo la paella valenciana, è il piatto spagnolo più conosciuto all'estero.
A seconda della regione della Spagna, la paella può essere prodotta con ingredienti diversi.

L'autentica paella valenciana non ha frutti di mare.
E nessuna paella contiene il chorizo (come si può capire dalla reazione di migliaia di spagnoli alla ricetta di Jamie Oliver).

La storia standard della paella racconta che i contadini nella campagna valenciana hanno inventato il piatto per la prima volta mettendo un pugno di riso in una padella grande, insieme a qualsiasi altra cosa avessero a portata di mano (verdure locali, pezzetti di carne, anguilla del torrente).
Nel diciannovesimo secolo, le gite in campagna divennero un passatempo popolare per i ricchi valenciani, che furono introdotti al piatto. Immaginato con pollo e zafferano invece di radici e anguille, è diventato il piatto classico che conosciamo oggi come paella valenciana. E quando le stesse persone hanno portato il piatto sulla costa, è nata la paella di pesce!

Ma è probabile che la sua nascita debba invece esser riportata ad un tempo precedente: secondo la leggenda la paella deriva dal modo in cui i Mori utilizzavano i loro avanzi. I servitori delle nobili corti della Spagna araba portavano a casa gli avanzi delle tavole reali e li mettevano insieme in una padella con del riso.
Effettivamente sia il riso che lo zafferano sono arrivati in Spagna con i Mori. Ecco perché lo spagnolo moderno utilizza ancora versioni delle parole arabe per riso e zafferano!


Prima di iniziare la preparazione del piatto, però, è doveroso procurarsi la padella adatta.
La padella in cui viene cucinata la paella si chiama paella o paellera. In valenciano la parola paella significa padella. L'origine della parola paella, quindi deriva dal latino patella (padella). Era il contenitore che ha dato il nome al piatto. A Valencia oggi la parola paella è ancora usata per indicare la padella, mentre nella maggior parte del territorio spagnolo si chiama paellera. Entrambi i nomi sono validi.
La padella per paella ha una base piatta e bordi di pochi centimetri. La padella originale è in ferro. Nei negozi è anche venduta con il nome di padella in “acero pulido”, ovvero acciaio lucido. Il suo grande svantaggio è che richiede fatica per pulirla e che ossida molto velocemente. Prima e dopo ogni utilizzo è necessario passarla con olio in modo che non arrugginisca. Dopo la pulizia è essenziale asciugarla molto bene e conservarla in un luogo asciutto.

L'ho trovata così, con la scritta "acero pulido" in evidenza... che emozione!!!

La paella più comunemente usata però è la paella smaltata. Queste padelle nere (e nella maggior parte dei casi con piccoli punti bianchi) non si ossidano e sono molto più facili da pulire.
Ovviamente io questa non l’ho trovata…

Per scegliere la giusta dimensione della padella in base al numero di ospiti, si può far riferimento a questa tabella:
Diametro Persone
30 cm 2-3
40 cm 8
50 cm 13
55 cm 16
60 cm 20
70 cm 30
80 cm 40

Ed ora, tratta dal sito Receta Paella Valenciana ecco la ricetta della paella valenciana tradizionale.

Ingredienti per 6 persone:
600 grammi di riso
300 grammi di carne di pollo
200 grammi di carne di coniglio
250 grammi di una miscela di fagiolini verdi piatti e fagioli bianchi
1 lattina di polpa di pomodoro o pomodori a pezzi
1 cucchiaio di paprika dolce
1 cucchiaio di colorante alimentare o in alternativa 1/3 cucchiaio di zafferano
1 spicchio d'aglio
20 lumache (anche congelate)
1 -2 litri di brodo di pollo
sale , olio vergine di oliva

Nota personale: credo che negli ingredienti manchi la cipolla... a parte ciò, volevo puntualizzare che il riso tipico della paella è piccolo e tondo, di una varietà spagnola che si chiama bomba. In mancanza, si può utilizzare il nostro vialone nano, ma se proprio si desidera non uscire dall'ortodossia, lo si può acquistare on line su Paella e oltre, ad esempio.

Procedimento:
Prima viene pulita la verdura (...) Quindi, tagliare l'aglio a fette e la cipolla a dadini. Quindi la carne di pollo e coniglio viene pulita. Entrambe le carni sono tagliate in pezzi uniformi. Prima di friggere gli ingredienti, metti la paella (padella) sul fuoco con un po 'di olio vergine di oliva e lascia scaldare l'olio.
Una volta che l'olio è caldo, inizi a friggere la carne a fuoco basso. La carne di pollo e coniglio deve essere fritta fino a quando non avrà un bel colore dorato (...)  Sebbene la carne di coniglio abbia il sapore della carne di pollo, molte persone preferiscono la paella senza carne di coniglio. La paella valenciana originale ha carne di pollo. Puoi aggiungerlo o no.
Una volta lanciata la carne , vengono aggiunte le verdure e l'aglio . Qui devi stare attento a non bruciare né la verdura né la carne (...) aggiungi un po' di paprika e pomodoro. (...) Si consiglia di seguire un certo ordine quando si frigge la verdura. Normalmente iniziamo con la cipolla , seguita dall'aglio, dal pomodoro e infine dai fagiolini e dai fagioli.
Il riso deve cuocere in acqua o brodo. Puoi fare una miscela di entrambi. Migliore è il brodo, migliore è il gusto della paella finale. Per una ricetta con 600 grammi di riso sono necessari circa 2 litri di brodo (o acqua o miscela di entrambi). Il brodo viene versato nella paella dove si trovano la carne fritta, le verdure e il pomodoro. Quindi attendere fino a quando il brodo inizia a bollire bene e la verdura è pronta. La quantità di brodo o acqua necessaria può variare a seconda del tipo di riso utilizzato. (...)
Una volta che l'acqua o il brodo bolle, puoi versare il riso. Il riso è distribuito uniformemente o nel modo tradizionale che consiste nel lanciare il riso in una croce. Qualunque sia la forma, quindi il riso viene distribuito in modo che vi sia la stessa quantità di riso in tutta la paella. Successivamente, il riso non viene più rimosso. Il riso dovrebbe essere completamente coperto di liquido.
Affinché la paella valenciana acquisisca il suo colore caratteristico, un po 'di zafferano o colorante alimentare viene aggiunto subito dopo aver versato il brodo e il riso. Mescolare con cura il brodo di paella con il colorante o lo zafferano. Quindi puoi aggiungere le lumache (...)
Le lumache sono tipiche della paella valenciana ma non sono necessarie. Molte persone non le mettono nella paella.
Una volta che tutta l'acqua nella paella è evaporata, sarà quasi pronta da mangiare. Molto caratteristico della paella valenciana è il socarrat. Il socarrat della paella valenciana è lo strato più profondo di riso, che tocca la padella (paella) e brucia leggermente. Qui devi stare molto attento. Non si tratta di bruciare il riso, perché se brucia, la paella non è più commestibile. Deve tostare l'ultimo strato in modo che diventi un colore scuro e che il riso in questo strato diventi croccante.
Una volta terminata la paella, lasciala riposare per alcuni minuti.

La filologia in cucina è sempre un bell'impegno.
Ma anche la realizzazione della ricetta non è da meno.
Buon appetito!

Seguirà foto del piatto... se mi riesce. AH AH AH!

venerdì 26 luglio 2019

Ascoltando Michael



Fino ad ora ho evitato di parlare di razzismo, inclusione, diversità, tutti temi che hanno avuto un grande spazio nella comunità internazionale della maglia, con qualche riflesso anche nella comunità italiana.
Personalmente non ho avuto modo di assistere a fatti di razzismo o emarginazione in questo ambiente e quindi non ritengo di essere la persona più adatta a parlarne o farne testimonianza. Ma naturalmente seguo e leggo chi ne parla, ascolto le altrui testimonianze, cerco di capire.
Ho deciso di intervenire solo perché ho notato alcuni aspetti spiacevoli che credo che possano spostare l’attenzione da ciò che invece dovrebbe essere il cuore della discussione: essere aperti, gentili, il più possibile senza pregiudizi, vedere nell’altro un riflesso di se stessi.
Uno di questi aspetti è il dito puntato. Leggo di persone che chiedono scusa per essere bianche e privilegiate (come se avessero scelto di nascere in una famiglia di media borghesia invece che in un villaggio colombiano), e con un candore che mi lascia basita dichiarano che fino ad ora non si erano accorte della sofferenza degli emarginati, e che da oggi in poi faranno la loro parte.
La loro parte. Bello. Ma non parliamo di fare volontariato alla Caritas, di portare medicine in Afghanistan o di partire con la Sea Watch. La loro parte consiste essenzialmente nel riempire le loro bacheche Instagram di frasi antirazziste e di far rimbalzare discussioni che avvengono altrove. Perché l’importante è parlarne.
Ma, soprattutto, si permettono di puntare il dito su chi a loro dire si professa indifferente e non abbraccia questa sorta di attivismo virtuale.
Ecco. Il dito puntato è il neo di tutta la faccenda. Perché è bello dire che dobbiamo essere migliori, però poi dovremmo anche sforzarci di esserlo. Magari iniziando a togliere quel dito.
Vorrei chiarire che a me fa piacere che si parli di torti ed ingiustizie, ma quando i fatti diventano argomenti di tendenza, lo confesso, tendo ad innervosirmi.
Ma non vorrei essere fraintesa: le persone che si buttano a capofitto in queste discussioni, con fervore e passione, che prendono a cuore questi argomenti, in realtà dimostrano di essere empatiche e di voler fare qualcosa per cambiare il mondo.
Semplicemente mi domando se questa sia la strada corretta.
Non le giudico, ma non le imito. Sono troppo occupata a pensare agli errori che faccio ogni giorno, e a cosa fare per rimediare, a come coltivare il rapporto che ho con le persone reali (ovvero quelle che vivono nella mia realtà quotidiana), a trovare il modo per essere migliore con loro, a non sottolineare i loro sbagli sorvolando sui miei (cosa che tendo a fare troppo spesso), ad accettare di non essere considerata da quella o quell’altra persona come invece vorrei, a perdonare, a ricordarmi di essere qui e adesso. Cavoli, non roba da poco.
Ho dei vicini di casa che mi hanno insegnato moltissimo. Premetto che vivono nell’appartamento sopra il mio, quindi hanno il totale controllo di cosa avviene nel mio giardino, oggetto di continui giudizi e discussioni. Sono persone di una certa età, assidui frequentatori di messa domenicale, di sesso al venerdì pomeriggio, di imbarazzanti litigi coniugali conditi di urla e insulti. Gente capace di dichiararsi "brave persone" per giustificarsi di aver denunciato un inesistente abuso edilizio, lasciando senza parole me e i due vigili urbani, davanti ad una fioriera.
Queste persone mi hanno insegnato la tolleranza. Attenzione: non sto parlando di sottomissione. Una volta constatata la cattiveria e la sgradevole intromissione nella mia vita, ho dovuto reagire con veemenza, mostrando loro dei paletti oltre i quali non avrebbero dovuto avanzare. Ho dovuto alzare la voce, minacciarli e insultarli, ma ho sempre fatto ciò che chiedevano se la richiesta era ragionevole, ovvero ho imparato a non lasciare che il mio agire fosse influenzato dal loro comportamento passato, ma solo da quello del momento. Il qui e adesso di cui parlavo prima.
A prescindere da ciò che penso di loro, ciò che conta è come mi comporto con loro.

Love and peace by iamsami on www.deviantart.com

Ecco. Io vorrei che imparassimo ad essere gentili e ad agire in modo equo anche nei confronti di chi non ci piace. Perché mica è detto che debbano piacerci tutti.

martedì 9 luglio 2019

Margaret

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I miei nuovi calzini! Il modello a maglia è Margaret , scaricabile da Ravelry.
L'ispirazione è arrivata guardando un documentario storico, ovviamente mentre lavoravo a maglia. Riguardava una donna straordinaria, Margaret Beaufort, la madre del primo re d'Inghilterra Tudor ovvero Enrico VII, e raccontava i suoi sforzi e le vicessitudini per proteggere suo figlio  (che partorì quando aveva appena 13 anni, presto anche per l'epoca!). Ho deciso di dedicare un modello a Margaret, donna forte e volitiva. Così sono nati questi calzini!

Westminster Abbey
 Margaret visse nella seconda metà del 15mo secolo. I colori tipici delle vesti dell'epoca erano di colore rosso vino, giallo dorato o verde scuro; ma non sapevo ancora che tipo di motivo decorativo avrei potuto mettere nei miei calzini... all'inizio mi sono indirizzata verso l'architettura Tudor, ma poi ho pensato che lei apparteneva ad un periodo precedente, ovvero al tardo gotico. In particolare il cosiddetto Perpendicular Gothic è il terzo periodo in cui si divide l'architettura gotica inglese. Perpendicolare perché è caratterizzato dall'enfasi sulle linee verticali, soprattutto nelle suddivisioni degli altri finestroni e sui pannelli murali.

Il filato che avevo scelto inizialmente era il Titus della Baa Ram Ewe, ma poi ho deciso di lavorare il calzino finale con un filato meno invernale e pelosetto, e la scelta è caduta sulla Malabrigo Sock; ho anche limitato la presenza delle righe verticali  (che prima erano su tutto il calzino): coste 1/1  in 2 colori, seguite da maglia rasata, tallone a tassello con un motivo a "occhio di pernice", poi ancora maglia rasata per il piede e ancora coste a due colori e motivo a "occhio di pernice" per la punta.

Di solito lavoro i calzini con i ferri a doppia punta, ma ho voluto dare le istruzioni anche per chi lavora con i ferri circolari. So infatti che tanti preferiscono lavorare la tecnica del magic loop o con i minicircolari.
Ho usato due misure di ferri: il 2.25mm per le coste e il 2.0mm per la maglia rasata, questo perché la mia tensione con le coste a due colori era decisamente diversa.
Il campione è di 36 maglie in dieci centimetri, misurati senza tirare e senza bloccaggio. Considerando che tendo a lavorare morbido, è possibile che molti raggiungano il campione con ferri di misura più grande.
Ho previsto 4 taglie dalla Small alla Xlarge (circa dal 35 al 42).

Note finali sui colori dominanti: quando lavoro con due colori, mantengo un filo con la destra e un filo con la sinistra, e ho notato che il lavoro della mia mano sinistra è sempre un pochino più morbido e quindi il colore relativo a quel filo risulta sempre più visibile… forse è sono un mio problema, in ogni caso il mio consiglio è di non invertire mai le posizioni per evitare che il risultato sia disomogeneo.


Questa è la musica che ho scelto per accompagnare il mio lavoro: è la "Missa L'Homme Armé" di Guillaume Dufay, uno dei più noti compositori europei della metà del 15mo secolo - e suppongo che Margaret conoscesse le sue canzoni secolari e religiose!

English version

My new socks! Margaret is the name of the pattern, available on Ravelry.
I was inspired by an historical documentary I watched on tv while knitting.
Westminster Abbey
It was about an incredible woman, Margaret Beaufort, the mother of the first Tudor king of England, Henry VII, and about her efforts to protect her son (whom she gave birth to when she was only 13). I decided to dedicate a knitting design to her, socks I had in mind!
Many pictures of dresses related to that period (the second half of 15th century) show specific colours like burgundy, golden or dark green, but what pattern on my socks? At first I thought to look to Tudor style architecture, but she belonged to a previous era, so late Gothic architecture would fit better. The Perpendicular Gothic period is the third historical division of English Gothic architecture, and is so-called because it is characterised by an emphasis on vertical lines, seen most markedly in window tracery and wall panelling.

The yarn for my first prototype was Titus by Baa Ram Ewe, though I decided to knit the definitive sock with a lighter yarn (Malabrigo Sock); I’ve also limited the vertical stripes (previously all over the whole sock) : a rib 1/1 tall cuff in 2 colours, over a stockinette leg and a heel flap heel with a lovely "eye of the partridge" pattern; stockinette foot and again rib1/1 for the toe; kirchener st. is needed to sew the toe.
I usually knit my socks with 4+1 double point needles, but instructions are also for circular needles: I know many knitters prefer long circular needles (and magical loop tecnique) or minicircular needles.

I used 2.25mm needles for the rib, and 2.0mm needles for the stockinette stitch, because the gauge could be quite different when ribbing in 2 colours!
Gauge is 36 sts in 10cm (4”), measured with no stretch and unblocked.
Four sizes, from Small to Xlarge (woman sizes, approx. from US5 to US10) are available.

Confidential notes: ribbing 1/1 in 2 colours could be challenging. I don’t know what you think about yarn dominance, anyway I usually knit holding one colour in my right hand and one colour in my left hand, and I noticed that my left hand works a little bit more loosely, whatever the stitch is. So the colour of my left hand stitch appears dominant, and if I invert the positions, colour dominance changes too… Maybe you’re a better knitter than me and you have no dominance at all, good for you!!! Nevertheless my advice is: chose your favourite hand /yarn position, remember not to change it (swatch included).


This is the music I've choosen to match my socks! It's "Missa L'Homme Armé" by Guillaume Dufay, one of the leading composers in Europe in the mid-15th century ( I suppose Margaret knew his secular and church songs).




Enjoy!


mercoledì 13 marzo 2019

Parole a maglia


"Parole a maglia" è il nome che ho dato al mio podcast.

  • Podcasting indica una risorsa audio/video fruibile in qualsiasi momento, scaricata automaticamente in formato mp3 (o altro) dal sito dell'emittente e salvata nella memoria di un dispositivo per la riproduzione. È quindi: asincrona, off-line e nomadica.
(wikipedia)

E' possibile collegarsi al sito www.spreaker.com e ascoltare on line (o scaricare per ascoltare dopo) le brevi puntate che inserirò man mano su tale piattaforma. Davvero molto semplice.

Nella prima puntata, caricata ieri, parlo di Laine, una rivista di maglia. 
Ho dedicato l'intera puntata (circa 11 minuti) solo alla recensione della rivista, in modo da illustrarne in modo dettagliato tutti gli aspetti e darne una soddisfacente panoramica a chi non sa se acquistarla o meno (la rivista è di difficile reperibilità e quindi si acquista in genere on line, un po' a scatola chiusa!). 

Ho intenzione di affrontare diversi argomenti, sempre riguardanti la maglia, nella speranza che possa interessare a chi, come me, ama questo mondo.

A presto!






sabato 23 febbraio 2019

Is knitting the new yoga?

Cosa ci piace della maglia? Sono tanti i lati positivi di quest'attività. Qualcuno riesce anche a trasformarlo in lavoro, fatto assolutamente positivo. Ma cosa invece non ci piace? Ce lo siamo mai chiesto?
A volte quel che è universalmente riconosciuto come hobby rilassante e benefico (qualcuno dice persino "knitting is the new yoga", che Patanjali li perdoni) ci crea invece piccoli attriti emozionali; succede quando l'approccio scivola sul confronto: ci sono gli esperti e ci sono i principianti, ed in mezzo quelli che non sanno bene dove piazzarsi; ci sono i maestri e gli allievi, e ci appaiono come categorie dai limiti invalicabili..
In realtà tutti noi siamo diversi, perché abbiamo esperienze diverse per quantità (anni) e qualità (progetti), quindi il confronto andrebbe ammorbidito: io ti posso insegnare qualcosa, e qualcos'altro puoi insegnare tu a me. E' questa la cosa più bella della maglia.
Pensare di non essere abbastanza bravi/veloci/pazienti/abili non ha senso. Se ho sempre fatto cappelli e non mi sono mai cimentata con i maglioni, è naturale che dovrò fare molta esperienza prima di sentirmi una novella Valentina Cosciani, ciò non toglie che il percorso non possa offrirmi piacere e soddisfazione... a tal proposito mi fanno anche un po' sorridere quelli che orgogliosamente pubblicano una foto sostenendo che per essere il primo maglione è venuto bene. Come fare a far capire loro che è venuto esattamente come doveva venire?
Non dico che succeda sempre, ma troppo spesso il confronto perde l'accezione di scambio ed assume quella di comparazione, e neanche ce ne rendiamo conto, eppure nel subconscio l'ansia da prestazione cresce e ci avvelena lentamente.
Ecco, vorrei che tutti noi amanti di questo meraviglioso mondo fossimo abbastanza onesti con noi stessi da ammettere di cadere sulla buccia di banana, di tanto in tanto.
Io ci cado, faccio giri pindarici e poi torno dolorosamente a terra; un momento di riflessione mi permette di percepire la soddisfazione di ciò che fanno le mie mani, consapevole di non poter essere brava in tutto, o di poter fare tutto quello che mi viene in mente.
Santosha, per dirla con lo yoga.
Buona maglia a tutti!

P.S. per rispondere alla domanda del titolo: no. Quest'affermazione presuppone che siano attività comparabili; ma la maglia è una nobilissima, utilissima, piacevolissima attività manuale, mentre lo yoga è una filosofia applicata. Per capirlo basterebbe praticarle (seriamente) entrambe.

giovedì 7 febbraio 2019

L'allegro calzino / the merry sock

Scroll down for english version

Non è ciò che sembra: vedi due calzini, uno sopra l'altro, ma non è così!
All'inizio volevo chiamarlo "fake", ovvero falso (non un bel nome), è un vero calzino però.
Poi ho pensato ad altri nomi legati allo scherzo, "fingendo di essere sobrio" (lungo e criptico) e persino "non è".
Infine ho deciso: ALLEGRO MOTIVETTO.
Le taglie sono due, la M veste 38-40, la L 41-43.
Il filato consigliato è il tipico fingering 75% lana, 25% nylon -qui in Drops Fabel -, con campione di 29 maglie in 10 cm.
L'uso di 2 colori conferisce l'effetto di illusione uno nell'altro, possibilmente il principale dovrebbe essere un triste grigio marrone, bordeaux o verde scuro... scherzo, ma l'intenzione originale era proprio quella di creare un contrasto tra un colore vivace che spunta da un calzino triste.
La costruzione è dall'alto in basso, con tallone a tassello e chiusura in punta a punto maglia.
E' possibile scaricarlo (per ora solo in inglese) da QUI.
Buon divertimento!


It's not what it seems: you see one sock over another one, but it's not.
At first I called it "fake" but it's not right, because it is a real sock.
"Sockidding" was another option, just as "pretending to be sober" (too long but so true). I also considered "it's not" as a good one...
Ok, now you know this is my brand new crazy sock pattern: ALLEGRO MOTIVETTO, that is "merry jingle" in italian.
Sizes are only 2: M and L. The first one is a common size for women, and L is a common  size for men. I am a woman with man size feet, my EUshoe size is 41/42 so my socks are in L size.
Suggested yarn is a classic fingering yarn 75% wool, 25% nylon - I used Drops Fabel -, gauge is 29sts in 10cm.
2 colours are needed in order to play a real optical effect, and one colour have to be a sad tone of gray, brown, burgundy or dark green. Just kidding, choose what you want, but the original purpose was to create a colour contrast with a bright colour towards a lighter (or darker) colour.
It's a cuff-down sock, with heel flap and gusset, and kirchener stitches at toe.
You can download the pattern HERE.
I really hope you will enjoy the knitting and wear your joyful socks!



lunedì 14 gennaio 2019

...ancora calzini!

Come scrivevo nel post precedente, sono alla ricerca continua di filati per calzini che siano anche naturali, ovvero senza nylon e fibre sintetiche aggiunte.
Mi è stato suggerito la KPPPM della Koigu (100% lana Merino, matasse da 50 gr per 160 m), un filato  canadese tinto in modo artigianale, che ho comprato per circa 12 euro a matassa, ed ho fatto questi calzini per me, il cui pattern ho chiamato Vera II.
Li uso con costanza, sono morbidi, caldi, hanno un colore che mi piace molto anche se a dire il vero il nero è un po' bastardo e tende a scolorire alla prima lavata (rigorosamente a mano!).
Rispetto ai filati che uso di solito per i calzini questo è leggermente più grosso, ed infatti ho lavorato con il 3mm invece del consueto 2,5mm; eppure il calzino non è per nulla ingombrante.  Quindi il mio giudizio su questo filato non può che essere buono.
L'altro filato a cui accennavo nel post precedente è la Sock della Malabrigo, che in passato avevo utilizzato per un cappellino leggero, il November Memories. Oggi mi pare d'aver fatto un peccato mortale, lo confesso, perché questo filato è perfetto per fare calzini leggeri, non troppo spessi, di quelli che possono essere indossati in quasi tutti i periodi dell'anno!
Si tratta di un 100% lana merino dal Perù, superwash, matassa da 100gr per 402 metri, acquistata a 16 euro (un costo decisamente più basso rispetto alla KPPPM, anche se la qualità è leggermente inferiore, a mio parere).
Il calzino che ho voluto dedicare a questa lana è il Beatriz.
Alla prossima!

giovedì 6 dicembre 2018

Il filato dei miei calzini

Da qualche tempo, ormai, sono "in fissa" con i calzini.

Per me essere "in fissa" significa farli a maglia, certamente, ma soprattutto sapere tutto sull'argomento, ovvero come si fanno (dall'alto in basso, dal basso in alto, il tallone tagliato, a tassello, a righe accorciate, la punta quadrata, a stella, ecc.), con quali strumenti (giochi di ferri, minicircolari, tre ferri curvi, circolare lungo con magic loop) e con quali filati.


Informarsi, leggere e sperimentare è il modo migliore per conoscere le cose, ma anche ascoltare i pareri delle persone, le loro esperienze. Non si finisce mai d'imparare, ma certe posizioni prima o poi le prendi: voglio saper fare tutto ma poi ho le mie preferenze, soprattutto per quanto riguarda i materiali.

Ci sono dei filati molto belli per le calze, anche di marche note e commerciali, con i colori che cambiano creando righe o motivi particolari; ci sono colori sfumati o spruzzati; ci sono anche colorazioni fatte a mano, di tintori indipendenti.
Moltissimi di questi filati sono superwash e contengono una percentuale di poliammide, sostanzialmente per renderli resistenti e permettere il lavaggio in lavatrice (ciclo lana, naturalmente).

Uno dei miei filati più usati è proprio così (e sì, sono riuscita ad infeltrirli in lavatrice, quindi a tutti raccomando di lavare a mano sempre e comunque).


L'argomento filati è secondo me proprio il più importante, perché se vuoi la qualità devi partire dalla materia prima ed io non ho mai associato la fibra sintetica alla qualità!!! 

Inoltre ormai sembra che il 35% dei micro-frammenti di plastica che inquinano mari e oceani vengono dai lavaggi dei nostri indumenti sintetici, che rilasciano grosse quantità di fibre (come si può leggere in questo articolo).

Che fare allora? I miei primi calzini in pura lana, risalenti a qualche anno fa ormai, hanno fatto il buco al tallone dopo averli indossati 3 volte!!! Ma allora non c'è speranza??? 

Beh, quel filato era una lana d'abruzzo a 1 capo, davvero poco ritorto: non avevo alcuna chance. Però esistono dei filati in fibra naturale che sono fatti apposta per le calze, cioè hanno una struttura tale che li rende resistenti a prescindere dalla natura della fibra.

Quindi ho deciso di cercarli, acquistarli, provarli. 
I primi 2 filati sono appena arrivati (KPPPM della Koigu e  Malabrigo Sock), quindi appena termino le calze che ho sui ferri, proverò il primo filato e potrò dare un primo giudizio.
Alla prossima!