domenica 9 novembre 2014

Un poncho che è quasi una coperta!


Il mio intento era quello di fare un bel poncho pesante da indossare durante il mercatino invernale, quando stare fermi all'aperto per tante ore diventa problematico.
Ho cercato quindi una bella lana grossa, che mi permettesse di realizzare il poncho in pochi giorni. Ovviamente la lana '"bulky" costa, lo so, perché in un gomitolo ci sono pochi metri - in questo caso solo 35, al prezzo di euro 5.50 al gomitolo, marca Wizard dell'azienda fiorentina Borgo de'Pazzi, colore blu in varie sfumature cangianti.
Con 350 metri (ovvero 10 gomitoli, mezzo chilo di lana, 55 euro) ho realizzato un poncho che avrei voluto un po' più lungo ma che sicuramente è molto caldo.
Il bello di questa lana: è calda e pesante. Ed é anche molto morbida (100% merino). Per il resto le darei una semplice sufficienza, non tanto per il costo elevato, quanto per la struttura a catenella che non mi fa impazzire e per l'incredibile quantità di pelo che rimane attaccato alle mani quando è bagnata.
Il modello è mio, estemporaneo, semplicissimo, basico. L'unica cosa interessante tecnicamente è il collo, di cui ho preso nota in corso d'opera per eventuali future repliche.
Repliche che probabilmente ci saranno, visto che rispetto alle mie aspettative questo poncho risulta piccolo... e sicuramente con un filato diverso.

Adesso, però, sono pronta per il prossimo progetto.


 P.S. La tazza in foto l'ho presa alla Fierucola di Firenze, lo scorso primo novembre. Fatta a mano, naturalmente!

sabato 25 ottobre 2014

Buttati, che è morbido!


Tempo fa confessavo su questo foglio virtuale la mia incapacità nel fare le calze, o meglio, nel lavorare a maglia con i ferri a doppia punta; e, contestualmente, ingannavo il mio orgoglio ferito con l'acquisto di ferri circolari molto corti, appositamente destinati alla produzione di calze e guanti.
Questi minuscoli ferri circolari non sono proprio comodissimi... certo, a tutto ci si abitua, ma la parte rigida dove le mani fanno presa è davvero corta e le dita finiscono per rattrappirsi, affaticandosi. Per farla breve, il calzino non l'ho mai terminato.
Nonostante tale bruciante sconfitta, ho partecipato ad un knitting tour, in Islanda, a tema mittens, ovvero guanti. Sì, mi sono buttata. Nonostante tutto.
E ho vinto. Costretta ad usare i ferri a doppia punta, non avevo che una soluzione: usarli. 
È stato molto meno traumatico del previsto, e mi domando se il mio blocco non fosse meramente psicologico.
Adesso, ca va san dire, sono in preda a febbre da dpns (double point needles)!

lunedì 13 ottobre 2014

La mela di Myrna

Ricordate Myrna Loy nei film della serie L'uomo ombra?

La sua Nora era elegante, brillante e piena di umorismo. Questo affascinante personaggio mi è tornato in mente mentre cercavo un nome per un nuovo modello, un leggerissimo e pizzoso collo/cappuccio in sottile lana mohair e seta, un accessorio estroso ed elegante allo stesso tempo. E siccome il filato che stavo lavorando era verde mela, ecco nato il nome: Myrna's apple ( la mela di Myrna ).
 

 Il modello è scaricabile su Ravelry, solo in inglese, gratis sino alla fine di ottobre. Enjoy!.

mercoledì 1 ottobre 2014

Aspettando l'Islanda

L'idea del viaggio in Islanda è nata l' anno scorso, quando ho conosciuto il sito Iceland Rovers, in particolare la sezione dei Knitting tours con Hélène Magnusson (designer franco-islandese) . L'idea di conoscere un nuovo paese e di condividere la mia passione per la maglia è stata irresistibile.

Una volta rifatto il passaporto (il viaggio in Canada risale a venti anni fa!) e provveduto alle incombenze amministrative, mi sono concentrata sul cosa portare...
Attrezzatura per lavorare a maglia, in primo luogo. Per l'occasione ho ordinato un set da viaggio che non contiene parti metalliche, pensato proprio per i viaggi in aereo (marca Denise).
Un maglione pesante, un top-down che ho fatto nel mese di Agosto (meno male che l'estate 2014 non si è rivelata particolarmente calda).

E poi un secondo maglione, bottom-up, in corso d'opera.


E poi guanti e cappelli (troppi, non li porterò tutti!). Insomma, un sacco di lavoro a maglia, tanto che mi domando se questo viaggio non sia una sorta di alibi per dedicarmi ancora più alacremente a questa attività.
E poi la Lonely Planet per conoscere meglio la mia meta, l'ultimo giallo di Indridason Arnaldur per leggere quello che gli islandesi leggono, ed un libro di Vilhjálmsson Thor per entrare in atmosfera.



Sono (quasi) pronta . 

sabato 6 settembre 2014

Il mio scialle abruzzese

Rudyard Kipling: «Tra la lucidità e la follia c'è solo una sottile linea rossa»

Forse ho pensato troppo a quel film di Terrence Malick... forse è stato lo stupore nello scoprire che, a differenza di quanto vedevo nelle mie fotocopie in b/n, quei tagli sullo scialle di Stephen West in realtà sono rossi.
Non importa. Di sicuro, quando ho iniziato a lavorare volevo lasciare andare le mani con la sola condizione di utilizzare le lane abruzzesi acquistate su creakitshop.
Lane rustiche, non colorate. Una matassa però l'avevo tinta di rosso e l'avevo usata per farne un cappello. Non tutta, però. Ne era rimasto qualche metro, poco ma sufficiente a... a cosa? A sottolineare. A demarcare. Come la sottile linea rossa.



Roccioso
scialle in lana abruzzese   
ferri circolari lunghi almeno 80 cm, da 5 mm (o della misura necessaria ad ottenere una tensione di 14 maglie in 10 cm lavorando a legaccio)  
filato Roccia d'Abruzzo (1 matassa = 100 gr × 265 m) - 1 matassa grigio scuro (colore A) - circa mezza matassa bianco (colore B) - circa mezza matassa grigio chiaro (colore C) pochi metri filato tinto di rosso messo doppio (colore D)   
Avvio con colore grigio scuro : 7 maglie seguono 2 righe a dritto   
Ripetere 9 volte: 
riga 1 colore A = k2, yo, (k), yo, k, yo, (k), yo, k2 
riga 2 colore A = k2, (p), k2 
riga 3 colore C = k2, yo, (k), yo, k, yo, (k), yo, k2 
riga 4 colore C = k2, (p), k2 
riga 5 colore A = k2, yo, (p), yo, k, yo, (p), yo, k2 
riga 6 colore A = k2, (p), k2 
riga 7 colore C = k2, yo, (k), yo, k, yo, (k), yo, k2 
riga 8 colore C = k2, (p), k2   
Seguono: 
riga 1 colore A = k2, yo, (k), yo, k, yo, (k), yo, k2 
riga 2 colore A = k2, (p), k2 
riga 3 colore C = k2, yo, (k), yo, k, yo, (k), yo, k2 
riga 4 colore C = k2, (p), k2 
riga 5 colore A = k2, yo, (p), yo, k, yo, (p), yo, k2 
riga 6 colore A = k2, (p), k2 
riga 7 colore D = k2, yo, (k), yo, k, yo, (k), yo, k2 
riga 8 colore D = k2, (k), k2 
Seguono: 
riga 1 colore A = k2, (yo, k), yo, k2 
riga 2 colore A = k2, (p), k2 *** 
*** in questa riga le maglie gettate vanno lavorate sul retro per non creare buchi   
Ripetere 6 volte: 
riga 1 colore B = k2, yo, (k), yo, k, yo, (k), yo, k2 
riga 2 colore B = k2, (k), p, (k), k2 
riga 3 colore A = k2, yo, (k), yo, k, yo, (k), yo, k2 
riga 4 colore A = k2, (p), k2   
Seguono: 
riga 1 colore B = (k, yo), k 
riga 2 colore B = (p) *** 
*** in questa riga le maglie gettate vanno lavorate sul retro per non creare buchi 
riga 3 colore B = chiudi tutte le maglie a dritto   
Taglia i fili, nascondi le codine, lava in acqua fredda con sapone delicato, fai asciugare su un piano, ben disteso.  



  legenda dei simboli utilizzati:

 k = dritto - k2 = 2 dritti
 p = rovescio
  k o p = maglia centrale
 (k) o (p) = maglie ripetute
 yo = gettato

lunedì 1 settembre 2014

Prugne a settembre

Chi ha avuto la fortuna di mangiare una prugna (o susina che dir si voglia) appena colta sa quanto siano cattive quelle acquistate, troppo spesso aspre ed acerbe e che, a differenza di altri frutti, difficilmente maturano una volta colte. Dopo aver sostato una settimana nel cestino della frutta senza subire alcuna trasformazione, sono passate direttamente nel cestino dell'umido (ho provato a darle alla tartaruga, ma mi ha guardato malissimo).
Capita ogni tanto di trovarle mature, soprattutto a fine estate. Ed allora possono essere d'ispirazione!
Ho filato una merino prugnosa e poi ho knittato un prugnotto, un miniponcho prugnoso.
Buon settembre a tutti!

lunedì 11 agosto 2014

La lana delle pecore

Quella vera, quella che non nasce sullo scaffale della merceria, sullo schermo di un tablet, sui containers che vengono dalla Cina...
Il 5 agosto sono stata alla rassegna degli ovini di Campo Imperatore (Aq), ed ho visto le pecore sulle quali nasce la lana del progetto Pecunia.
Lana bella e giusta.

Per saperne di più: AquiLANA

mercoledì 23 luglio 2014

Back loop hat

Avevo l'idea di fare un cappellino all'uncinetto semplice ma non banale per utilizzare un filato fatto a mano. Avevo un avanzo di Kureyon da usare come campione. Ecco nato il Back Loop.
Back loop è la parte sul retro della maglia di base sotto la quale si infila l'uncinetto, tecnica ampiamente usata nella costruzione di questo cappellino, che ha un nome inglese perché le istruzioni da caricare su Ravelry le ho scritte, appunto, in inglese. Poi però ho deciso di pubblicare anche la versione in italiano. Eccola.


Uncinetto 5.5mm
ca 70g di Noro Kureyon
taglia adulto

Nota: sostituisci la prima maglia bassa di ogni riga (e giro) con una catenella (2 per la maglia alta).
Fai una catenella di 8 maglie. Su di essa fai una prima riga di 8 maglie basse.
Gira e continua a lavorare a m.b. avendo cura di lavorare le sei maglie centrali sull'anello sul retro della maglia di base (back loop).
Continua a lavorare fino a raggiungere un'altezza corrispondente alla circoferenza della testa (presa bene aderente!). Unisci l'ultima riga alla prima con otto maglie bassissime. Adesso comincia a lavorare lungo il lato lungo, a maglia alta:
1 giro a m.a., 1 giro a m.b., per 3 volte (totale 6 giri) - ricorda che, tranne per la primissima riga, i punti vanno presi tutti sul retro.
Giro 7: * 10 m.a., 2 m.a. insieme * ripeti da * a * fino alla fine del giro (non importa se il giro termina nel mezzo del motivo) nota: per fare 2 m.a. insieme comincia ad eseguire una maglia senza chiuderla, fai la seguente e chiudile insieme.
Giro 8, 10, 12, 14, 16 : m.b.
Giro 9: * 8 m.a., 2 m.a. insieme *
Giro 11: * 6 m.a., 2 m.a. insieme *
Giro 13: * 4 m.a., 2 m.a. insieme *
Giro 15: * 1 m.a., 2 m.a. insieme *
Giro 17: * 2 m.a. insieme *
Segue un giro continuo di 2 m.b. insieme fino a chiudere il buco centrale, fissando il filo sul retro.
Buon divertimento!

lunedì 14 luglio 2014

Girogirotondo..


Quando abbiamo cominciato a lavorare a maglia? A quanto pare la classica lavorazione a due ferri risale al 1600, mentre si lavora in circolo, con quattro ferri, dal Medio Evo (in Europa, ma la tecnica arrivò in Spagna con gli Arabi, quindi è più antica).

Insomma, da che mondo è mondo, a maglia si fanno guanti e calze. Ovvero l'unica cosa che io proprio non riesco a fare. Inaccettabile! Devo trovare una soluzione, ne va del mio orgoglio! E considerando che proprio non ho voglia d'impiccarmi con i quattro ferri, invocando tutti i santi del paradiso, come sempre succede quando ci riprovo, ho deciso di acquistare i ferri circolari da 23 cm.


Sarà la volta buona?

lunedì 7 luglio 2014

Tour de France → Tour de fleece!

Lo confesso, seguo il ciclismo in tv. Mi fa compagnia mentre faccio altro (lavoro a maglia o uncinetto, filo, cucino, leggo, navigo, scrivo, sonnecchio, telefono...), e non richiede troppa attenzione. E quindi ho finito per appassionarmi alle grandi corse, come il Tour de France. Poi ho scoperto che su Ravelry, in concomitanza col Tour, esiste un evento detto Tour de Fleece, una sorta di gara a squadre che coinvolge le amanti dello spinning lanoso!


Ho scelto di partecipare con la squadra handspunstagram. Insomma, ogni scusa e' buona per mettere le mani nelle lana!





mercoledì 18 giugno 2014

Interweave knits

È una rivista americana che si occupa di maglia, con uscite stagionali, a cui sono abbonata. Il nuovo numero (estate 2014) è arrivato qualche giorno fa, ma solo adesso ho il tempo per sfogliarlo in santa pace!

Ci sono tante magliette estive, naturalmente (le "tee" si distinguono dalle "tank" perché le seconde non hanno maniche), ma anche pullover, cardigan, qualche scialle e persino un cappello. Solo abbigliamento femminile, niente per uomo o bambino, ma con una notevole gamma di taglie che niente hanno a che vedere con certe riviste italiane in cui la scelta è obbligata tra la 42 e la 44...
Ovviamente i filati di riferimento sono tutti americani, anche artigianali, a cui è dedicato qualche interessante articolo descrittivo.
La maglietta in copertina è fatta con il Sabine della Juniper Moon Farm (40% cotone, 30% lama, 30% merino).

Un ampio articolo è dedicato a "solefully", il nuovo modo per fare i calzini a partire dalla suola con tanto di spiegazione dettagliata e tutorial. Sarà la volta buona che riuscirò a fare il mio primo calzino?!
Ma volendo scegliere un pattern da fare subito, preferirei il sobrio ed elegante Sand Dollar Cardigan... ah! Ho scoperto cosa è il "sand dollar" !!!
 





Una sorta di riccio di mare molto schiacciato!





lunedì 2 giugno 2014

Ciliegie!


Carissime soprattutto all'inizio della stagione, ma così buone...come vorrei avere un grande ciliegio da ammirare quando è in fiore e da "sfruttare" quando è pieno di piccoli frutti! Frutti dolci e rossi, pieni di allegria, che ti metti alle orecchie e con il succo ti tingi le labbra, come da bambini. Oggi ne ho messo da parte un po' per fare qualche dolcetto. Ecco i miei muffin alle ciliegie.


 Dolcetti alle ciliegie (gluten-free)
 Prendi 3 recipienti. Nel primo metti 50g di fecola di patate e 200g di ciliegie senza nocciolo. Nel secondo 6 albumi d'uovo montati a neve ferma con un pizzico di sale. Nel terzo 100g di cocco essiccato, 6 rossi d'uovo, 4 cucchiai di miele, 2 cucchiai di olio evo ligure.

Unisci tutto delicatamente e versa il composto negli stampi da muffin oliati (circa 9). Inforna per venticinque minuti.

Enjoy!

 PS Il "ciliegioso" filato mostrato nella prima foto si trova QUI

lunedì 5 maggio 2014

La sartina...

No, no. Niente di simile. Non mi sento proprio una sartina, una di quelle modeste ragazze degli anni '50, che fanno mille mossettine, dalle vetrine, quando passa Pippo (che non lo sa!).

Circa 22 anni fa la mia previdente (o ottimista) madre mi regalò una piccola Singer, che nel corso degli anni non ha lavorato moltissimo (qualche orlo) - una cosa simile a questa:

Da un po' di tempo, invece, la piccolina lavora quasi ogni giorno. Recentemente ho seguito un minicorso per cucire delle semplici borse di cotone, e quindi mi diverto molto a produrle con stoffe di vario tipo. Poi ho pensato che l'estate scorsa mi ero riproposta di comprare una borsa capiente ed impermeabile per il mare o la piscina dover riporre le cose bagnate senza problemi. Perché quindi non farla io?


Eccola. Si, l'ho fatta, ma ho dovuto faticare non poco, perché la mia macchina è troppo piccola e leggera per una tela cerata messa doppia!!! Mmmh, quasi quasi faccio un upgrade...










domenica 27 aprile 2014

Cioccolato profondo!


Uno strano concetto. É qualcosa di più del cioccolato fondente: un gusto più profondo, più ampio, più ricco.
C'è morbidezza. C'è sapidità. Ma non c'è quella dolcezza morbosa che a tutto toglie sapore e che, come una droga, ormai tutti cercano.
Questo è ciò che ho pensato gustando questi brownies, la cui densità mi ricorda la mud pie, una torta americana dedicata alle rive fangose del Mississippi.


Naturwolle multi

Ricetta (gluten free):
250g farina di mandorle, 70g di noci tritate, 1 cucchiaino di lievito per dolci, 1/2 cucchiaino di sale, 50g di cacao amaro, 50g gocce di cioccolato fondente;
2 uova, 60g di burro chiarificato, 50g di miele.
Scaldare il forno a 170 gradi. Mescolare gli ingredienti secchi, unire quelli umidi e mescolare. Versare nello stampo foderato di carta forno (diametro 24 cm, o rettangolare), infornare per 30 minuti circa. Servire tagliato a quadrotti. P.S. se non sei abituato ai gusti "adulti", raddoppia la dose del miele!

venerdì 4 aprile 2014

Mohair Sweet Mohair



C’è a chi non piace per via di quei malefici peletti, perché è faticoso da lavorare, perché il punto non viene ben definito, etc. etc. etc.
A me piace. E non perché quanto sopra non corrisponda a verità: mi piace nonostante quei peletti che rendono impossibile capire se hai appena fatto un dritto o un rovescio, nonostante sia quasi impossibile da disfare, nonostante preferisca lavorare con filati di maggiore spessore… non ho ben capito perché, forse dipende dalla sensazione che provo toccandolo.


Tempo fa realizzai il Miniponcho per utilizzare di gomitoli di Kid Silk Five, della Grignasco, una sorta di coprispalle caldo, poco ingombrante e leggerissimo.
Oggi ho rifatto lo stesso modello per la Drops Kid Silk, due filati simili (75% mohair, 25% seta), anche se la Grignasco è “fingering” (25g = 125m) e la Drops è “lace” (25g = 200m); una differenza sostanziale che mi ha costretta a cambiare qualcosa. In entrambi i casi, pero', sembra di lavorare a maglia le nuvole…


venerdì 28 febbraio 2014

A gentile richiesta...


Che torta vuoi per il compleanno? – era la domanda.
Il tiramisù – fu la risposta.

Il tiramisù è un dessert freddo, universalmente amato per il gusto delizioso e stizzosamente detestato per il notevole contenuto calorico!
Inserito nella categoria dei dolci “al cucchiaio”, è una creazione di pasticceria casalinga relativamente recente, forse degli anni Settanta, probabilmente di origine veneta, il cui successo popolare non sembra conoscere crisi.

Si tratta di sovrapporre strati di biscotti bagnati nel caffé, crema di mascarpone e polvere di cacao: un connubio che riscuote sempre un vasto consenso ma anche una ricetta semplice, tanto da costituire spesso il banco di prova di coloro che in ambito familiare vogliono iniziare a cucinare.
Naturalmente esistono mille varianti, e ci sono anche versioni “estreme” che non prevedono il caffé o il cacao (il tiramisù all’ananas, ad esempio).
Ciò che non sembra cambiare è il modo familiare (casual e un po’ ordinario) di presentarle, ovvero nella pirofila o addirittura nella teglia di alluminio usa e getta, molto gettonata quando il dolce viene portato alle feste.
Eppure anche il tiramisù, come altri cibi molto popolari, è stato oggetto dell’interesse di grandi chef, che si sono sbizzarriti nelle presentazioni più raffinate, riproponendolo in tazze, bicchieri e persino cucchiai; e apportando qualche stravagante personalizzazione.

Insomma, è complicato? No. Ma spesso risulta banale.

Gli ingredienti, come al solito, fanno la differenza.

I biscotti: i savoiardi hanno la giusta consistenza e assorbono bene il caffé. In vendita se ne trovano di ottima qualità, sia industriali che artigianali. Al massimo possiamo sostituirli con un buon pandispagna; entrambi, infatti, sono impasti a base di uovo montato, con pochissima farina. Qualcuno usa i pavesini (troppo sottili, secondo me).
Il cacao: in polvere, amaro.
Il caffé: ristretto e non dolcificato, profuma, ammorbidisce e rende meno dolci i biscotti; bisogna farlo al momento e lasciarlo raffreddare.

tiramisu

La crema è forse l’ingrediente più critico.
La crema classica è un insieme di zabaione, panna montata e mascarpone, ma la maggior parte delle ricette del tiramisù che si trovano in giro (ovunque, anche sul retro della confezione dei savoiardi) non prevedono cottura di alcun tipo, quindi le uova restano crude.
Nella crema di ricotta, invece, le uova non ci sono nemmeno (ricotta di pecora setacciata, zucchero a velo e semi di vaniglia). Sconsiglio la crema pasticcera, con la quale si ottiene un dolce diverso: una sorta di zuppa inglese al caffé.
Questa volta faccio la crema classica, quindi preparo lo zabaione. Non è difficile.
In un pentolino, ma a freddo, mescolo con la frusta 4 rossi d’uovo e 150g di zucchero bianco, finché il composto diviene chiaro e spumoso.
Aggiungo 4 cucchiai di marsala secco e, continuando a sbattere, metto il pentolino in uno più grande che contiene un po’ d’acqua fredda, e sposto quest’ultimo sul fuoco.
Quando l’acqua comincia a bollire, abbasso la fiamma e continuo a sbattere ancora per un minuto. Poi spengo e mescolo ogni tanto anche mentre raffredda.
Quindi unisco allo zabaione freddo 250g di mascarpone.
L’aggiunta finale di circa 250g di panna montata rende leggera e spumosa la crema.

Adesso procedo con la costruzione degli strati:
crema, biscotti inzuppati nel caffé, una spolverata di cacao.
Ripeto la sequenza almeno una seconda volta, e termino con crema e cacao.
In frigorifero!

lunedì 24 febbraio 2014

Gialleggia, gialleggia, gialleggia...

Questa "primavera di fine febbraio" si tinge di giallo, colore che difficilmente prediligo nel mio knitting: l'unica cosa di giallo che ricordo di aver fatto è il poncho in foto.
Ne avrò sicuramente fatte altre, ma credo di averle rimosse. Insomma, il giallo non mi piace molto, si è capito; ma solo nell'abbigliamento: la frutta gialla è buonissima - l'ananas, la banana, la pesca gialla, il mango. Ed il limone, preziosissimo in cucina e fonte importante di vitamina C.
Oggi è proprio la giornata del giallo, visto che una cara amica mi ha regalato tanti profumatissimi limoni del suo rigoglioso albero, in questo periodo carico di grossi frutti gialli e succosi - avere degli amici a volte significa anche scambiarsi cose buone!
Ed ancora, compro una rivista e trovo un articolo sul limone di Amalfi...

Devo assolutamente far qualcosa di buono con tutti questi limoni appena raccolti, mi son detta.

A dire il vero la mia amica mi suggeriva di utilizzarli per fare il limoncello (lei è la maga dei liquori, specie quello al cioccolato), ma ho preferito optare per la marmellata, alimento più richiesto in famiglia, soprattutto a colazione, sul pane.
Quindi ho seguito la mia solita ricetta... immagino che ognuno abbia la sua, ma resto fedele alla mia marmellata di limoni ai pinoli.


Per chi volesse cimentarsi con le marmellate agli agrumi, ricordo che bisogna scartare l'albedo, altrimenti la marmellata risulta amara.
Esistono molte ricette che prevedono l'uso del frutto intero, ed io stessa diversi anni fa facevo una marmellata di arance con i frutti bucherellati e lasciati in acqua per due o tre giorni... mah... Preferisco il mio metodo: semplice, veloce ed il risultato è garantito.
Nota Bene per gli astrofili - per i quali l'albedo è soltanto il rapporto tra la quantità di luce riflessa da un corpo e la quantità di luce da esso ricevuta (!!!):  in botanica l'albedo è la pellicina bianca e spugnosa che avvolge gli agrumi sotto la buccia.



martedì 4 febbraio 2014

Vishuddha

Dedico questo scialle azzurro a chi è piuttosto timido ed insicuro e a chi trova difficoltà ad esprimere i propri sentimenti; ma anche a chi finisce col dire le cose sbagliate e se ne pente, a chi parla troppo e persino a chi soffre spesso di mal di gola o di torcicollo…
This blue shawl is dedicated to those who are quite shy and insecure and have problems to express their feelings, but also to those who end up saying the wrong things, or talking too much, and even to those who often suffer from sore throat or stiff neck...


Chakra è una parola misteriosa per molti di noi.
Per comprenderla dobbiamo tener conto che nel pensiero orientale l’essere umano non è composto solo da un corpo, ma anche di energia vitale o respiro, detta prana, che nutre corpo, anima e spirito.
Questa energia scorre in sottili canali energetici, le nadi, che si irradiano in tutto il corpo e collegano tra loro i centri energetici, i chakra.
I chakra principali sono sette. Uno di questi, Vishuddha, conosciuto come il chakra della gola o quinto chakra, è situato nella zona della laringe.
Tradizionalmente viene rappresentato come un fiore azzurro a sedici petali e l’animale simbolico ad esso collegato è l’elefante bianco.
Non approfondisco oltre. Ho però dedicato a questo chakra uno scialle che spero possa proteggere la gola nelle fredde giornate invernali, non solo con la sua lana naturale dalle proprietà benefiche, ma anche con un pensiero positivo dedicato a questo centro energetico che, quando è libero, forte ed armonioso esercita una notevole azione sulla voce e sulla gioia di vivere.

Chakra is a mysterious word for many of us.
In the oriental way of thinking the human being is not only a body, there is also breath or vital energy, called prana, which feeds body, soul and spirit.
This energy flows through subtle energy channels, nadis, which radiate throughout the body and links the energy centers, the chakras.


The are seven main chakras. One of these, Vishuddha, known as the throat chakra or fifth chakra, is located in the area of the larynx. 

It is traditionally represented as a blue flower with sixteen petals and its symbolic animal is the white elephant.

I don’t go further. However, I have dedicated a shawl of mine to this chakra and I hope it will protect the throat in winter, thanks to its good natural wool, but also to the positive thought I devoted to Vishuddha: when it is free, strong and harmonious this chakra has a remarkable influence on voice and joy of living.